giovedì, 05 novembre 2009
Se avessi trent'anni meno (Madonna, anche solo a dirlo provo una terrificante vertigine) dovrei proprio partire per Berlino, dove domenica si celebrano i vent'anni dalla caduta (a picconate vere) del muro che separava la città in due zone, una appartenente alla Germania comunista (pur chiamandosi Germania Democratica) e una alla Germania democratica (che si chiamava come si chiama ora e cioè Repubblica Federale Tedesca).
Nell'occasione vi sarà un megaconcerto con tanto di U2 che, a dir la verità, hanno l'età mia ma di certo non si fanno i miei scrupoli a essere presenti. In quanto massime rockstar, snobbano l'anagrafe e chi li ha visti quest'anno in giro per l'Europa li ha trovati fantastici. Però un conto è stare su un palco e fare il proprio lavoro, un altro conto è acciaccarsi in mezzo a centinaia di migliaia di fan, saltando e pogando, cantando e ballando, roba che credo mi porterebbe al ricovero immediato, e magari si darebbe la colpa del mio stato comatoso alla malefica influenza suina.
postato da: Zannor alle ore 05/11/2009 13:51 | Permalink | commenti (2)
categoria:attualità
lunedì, 02 novembre 2009
Cosa succede quando i pur fiochi riflettori si spengono su un angolo della Terra piccolo e nascosto come la Cecenia? La difficilissima vita delle persone prosegue duramente com'è sempre andata e com'è peggiorata dopo due tremende guerre che si sono avvicendate a distanza ravvicinata, l'ultima delle quali, iniziata nel 1999 e conclusasi quest'anno, è stata contrabbandata come "operazione antiterrorismo" da Putin.
Non c'è più l'eroica testimone Anna Politkovkaja e neppure la giornalista che ne calcava le orme, Natalja Estemirova, uccisa il 15 luglio scorso da un commando che l'ha rapita e abbandonata cadavere su una strada vicino a Nazram. Così, più rare e preziose sono i reportage che arrivano da un luogo non ancora pacificato, anzi, dominato da un dittatorello eletto da Putin, Kadirov che Politkovkaja non esitava a definire "pazzo".
Il libro della giornalista Susanne Scholl Ragazze della guerra (Voland 2009) ha perciò il grandissimo merito di ricordare quel paese martoriato, quelle persone, quella guerra i cui malefici semi rischiano di far germinare nuovi conflitti, grazie a questa raccolta di interviste alle donne cecene che hanno vissuto l'orrore e tuttora scontano la sofferenza di chi ha visto portarsi via sotto gli occhi i figli, il marito, i fratelli, in una brutale, spietata e insensata guerriglia tra bande e in operazioni dirette dai servizi segreti che, come in altre nefaste dittature, rapiscono, torturano e uccidono per soggiogare e terrorizzare la popolazione. Magari così ci ricordiamo tutti che la Russia non è un paese democratico e Putin non è un uomo civile, ma un assassino.
postato da: Zannor alle ore 02/11/2009 13:22 | Permalink | commenti (3)
categoria:politica, storia, lettura
martedì, 27 ottobre 2009
Grazie ai consigli di una lettrice del blog, ieri ho visto Stella, un film francese molto carino. E' ambientato negli anni '70 in cui anch'io ero adolescente e devo dire che ne ho apprezzato la ricostruzione precisa e l'atmosfera di quegli anni. Soprattutto è interessante ed è molto appropriato quel valore attribuito alla scuola, perché anche per me (penso per molte persone della mia generazione) l'educazione scolastica ha rappresentato una vera, fondamentale occasione di crescita e di promozione culturale e sociale.
La scuola frequentata da Stella non è uno di quei mitici istituti con professori filosofi o artisti, ma una normale scuola con alcuni insegnanti comprensivi e altri piuttosto severi, dove si deve studiare e impegnarsi perché alla fin fine nessuno ti regala nulla. Così la ragazzina cresciuta in un bar dove i clienti (tutti rigorosamente uomini), oltre che bere fumare e giocare a biliardo o a carte, si picchiano violentemente, d'improvviso entrata in una classe di fanciulle provenienti da famiglie "bene", infine decide di non perdere l'occasione di studiare, migliorarsi, affrancarsi da un ambiente che le promette al massimo una carriera di cameriera. E siccome stiamo parlando di una ragazzina, la spinta più forte le viene dall'amicizia con una coetanea, la più brava della classe.
Fra l'altro, nel film (praticamente un film storico), i ragazzi ballano, durante una festa in casa come andava di moda all'epoca, sulle note spiegate di Ti amo di Umberto Tozzi, che in Italia ci ostiniamo a guardare rimpicchettato, ossigenato e stretto nei jeans in televisione per l'eterna, immarcescibile, esasperante operazione nostalgia.
postato da: Zannor alle ore 27/10/2009 08:36 | Permalink | commenti (6)
categoria:cinema
lunedì, 26 ottobre 2009
Oltre tre milioni di elettori (tra i quali la sottoscritta) che fanno la coda per votare, pagando (e non facendosi pagare) un piccolo contributo vorranno pur dire qualcosa.
Per esempio che non "TUTTI" gli italiani sono con il Cavalier servito.
Per esempio che questo Partito Democratico NON è annichilito come vorrebbero certi ministri di un governo fatto di yes men, primo tra tutti il servitore Frattini che non è stato neanche invitato a San Pietroburgo dove il suo capo è andato in gita e non può tornare essendo stato colpito da una tempesta di neve nella forma della famosa nuvola di Fantozzi perché tale tempesta su San Pietroburgo non c'è.
Per esempio che i cittadini hanno il desiderio e la generosità di partecipare, quando si dà loro l'occasione. E che manderebbero anche a casa il Cavaliere, se potessero farlo, cioè se la legge elettorale non fosse l'imbroglio che è.
Per esempio che abbiamo tutti l'urgente necessità di una reale trasparenza di rapporti tra amministratori e cittadini, un rapporto di fiducia lealtà e rispetto e soprattutto dignità. I casi di cronaca degli ultimi mesi (che sarebbero soltanto squallidi se non vi fosse un giro criminale dietro e non implicassero massime autorità pubbliche) sono di una desolazione spaventosa: di fronte all'evidenza, il governatore si sospende (come i preti, a divinis) mentre il premier si autoassolve (per autoimmunità).
Signori, perfavore, di fronte al disonore ci si deve DIMETTERE.

postato da: Zannor alle ore 26/10/2009 13:50 | Permalink | commenti (7)
categoria:politica, attualità
sabato, 24 ottobre 2009
Caso Marrazzo: sic TRANSit gloria IMMUNDI.
postato da: Zannor alle ore 24/10/2009 14:04 | Permalink | commenti (3)
categoria:attualità
martedì, 20 ottobre 2009
Se qualche anima pia ha un buon film da suggerirmi, la prego di farsi avanti.
In pochi giorni ho infatti visto delle autentiche mazzate in DVD e quindi se non altro con la consolazione di poter comodamente premere il tasto off senza tanti scrupoli.
Una delle tre perle è un film italiano, Tutta colpa di Giuda, penosissimo musical girato in un carcere con il cantante dei Marlene Kunz che già a cantare stenta, figurarsi a recitare.
La seconda e pure premiatissima perla è un film cileno tristissimo e sordido, Tony Manero, tipico film da festival: chissà perché i critici si avventano sempre su queste immani tristezze con personaggi squallidi, una fotografia crudamente realistica e quindi tetra e storie ovviamente tragiche essendo noi, come si sa, in una valle di lacrime.
E veniamo al terzo film che appunto è anch'esso ambientato in quella che non è più una valle, ma a questo punto un tracimante lago di lacrime: Revolutionary Road. Ovviamente, essendo un prodotto hollywoodiano, se non altro gode d'impeccabile regia e fotografia smagliante, oltre a due attoroni che tanto per mostrare la propensione al tragico iniziarono la carriera sul Titanic, e cioè Leo Di Caprio e Kate Winslet, ultimamente atteggiata a maschera d'immoto dolore in tutti i film.
Ogni volta che vado al videonoleggio, passo in rassegna i titoli con sospetto, e se chiedo alla negoziante qualche lume, lei scrolla le spalle, e si limita a commentare, come il sublime Paolo Poli: "c'è a chi piace..."

postato da: Zannor alle ore 20/10/2009 14:14 | Permalink | commenti (9)
categoria:cinema
domenica, 18 ottobre 2009
Lo spionaggio in stile Stasi di un povero giudice da parte di una televisione che ne vorrebbe fare lo zimbello dei propri spettatori (ma bisognerebbe a questo punto chiamarli guardoni) è raccapricciante.
Ciascuno di noi può immaginare cosa succederebbe se un amico o parente malevolo ci riprendesse con una videocamera di nascosto, mentre scendiamo un attimo a portare la spazzatura nel cassonetto o il cane a fare i suoi bisogni o semplicemente a fumarci una sigaretta in strada, come ormai usa se uno non possiede un balcone o un giardino privato. Le riprese mostrerebbero il nostro aspetto dimesso, casalingo, in tuta o forse in vestaglia, con le pinze nei capelli se donna, magari con vecchi occhiali da casa e binkerstock ai piedi, come si sta quando non abbiamo bisogno di vestirci con le divise aziendali o comunque denotanti un ruolo sociale.
In fondo il dignitosissimo giudice aveva solo un calzino celestino, slavato o forse spaiato, segno per altro di uno che si fa il bucato da solo e che, come tutti quanti, i calzini li perde nei meandri misteriosi della lavatrice.
postato da: Zannor alle ore 18/10/2009 18:10 | Permalink | commenti
categoria:attualità
venerdì, 16 ottobre 2009
Nel Seicento, il capo del  Tribunale dell'Inquisizione, Torquemada, era assolutamente convinto che attraverso la tortura si potessero scovare eretici e adepti del demonio: soltanto la tortura poteva far confessare streghe e stregoni sventandone gli orrendi disegni per distruggere il mondo.
Sono passati quattrocento anni e il capo del Servizio segreto inglese (il famoso MI5) Jonathan Evans ripete più o meno le idee del suo illustre predecessore, dicendosi certo che siano state le "detenzioni" preventive e l'uso della "Tortura intelligente" a impedire nuovi e più micidiali attacchi della famigerata rete terroristica Al Qaeda. C'è di nuovo che oggi siamo bravissimi a inventare diabolici termini fuorvianti, ossimori come guerra preventiva o tortura intelligente.Torquemada a tanto non c'era arrivato.
postato da: Zannor alle ore 16/10/2009 14:03 | Permalink | commenti
categoria:attualità
martedì, 13 ottobre 2009
Mi rendo conto che criticare il PD è ormai come sparare sulla Croce Rossa, ma proprio non resisto di fronte al manifesto di Bersani, candidato segretario.
Insomma dopo mesi e mesi di interno (e incomprensibile per chi sta fuori) dibattito, l'ex ministro sceglie come slogan "Un senso a questa storia", celebre verso di una canzone di Vasco Rossi che, come i più sanno (e quindi meno incautamente sceglierebbero), continua: "anche se questa storia un senso non ce l'ha". In effetti questa storia di un partito che ha deciso di trasformarsi in participio passato del verbo partire è davvero insensata. Non una parola, una presa di posizione, una compatta opposizione nei confronti di leggi scellerate, non un'alternativa reale per milioni di elettori: questi dirigenti che già hanno dato se lo dicono da sè che la loro storia non ha senso e che a darglielo dovremmo essere, ancora una volta, noi cittadini.

postato da: Zannor alle ore 13/10/2009 13:11 | Permalink | commenti (2)
categoria:attualità
domenica, 11 ottobre 2009
Non mi attrae granché la locandina dl cinema, malgrado i titoloni di Venezia e di altri festival. Quindi mi capita di andare al cinema raramente, anche perché le sale si sono diradate in maniera impressionante, soprattutto nel centro storico, dove si fa maggiore spazio a simpatici locali dove la gente si assembra per fumare in strada e bere da bicchieri di plastica. Boh. Una volta si andava dentro i locali, magari per ascoltare musica. Oggi si paga per stare sulla pubblica via a starnazzare.
Comunque, tornando al cinema, ieri sera ho visto un flm abbastanza carino, Ricky, di Ozon. Ovviamente mi sono fidata del nome dell'autore, un regista bravo e soprattutto non banale. E in effetti il film è soprendente: dopo un inizio realistico e un po' cupo, con una giovane madre single, operaia, che ha una sbandata per un fascinoso (per lei) spagnolo e rimane incinta, il film comincia a virare verso un racconto surreale, con la nascita di un bambino fantastico, cui presto spuntano le ali e, forse per sfuggire al circo televisivo già pronto a sbatterlo sullo schermo come massimo freak, infine vola via. Il film ha almeno una grossa incongruenza iniziale che lascia perplessi, ma sa catturare per la grazia delle immagini, la bravura degli attori (soprattutto la bambina attrice che si chiama come una fata, Melusine), la plateale intenzione di non voler inviare messaggi messianici, ma soltanto portare un po' di magia in un'attualità tetra, fatta di difficoltà di rapporti, di lavoro duro, di vita in periferie anonime, di pochissima solidarietà e molta solitudine.
postato da: Zannor alle ore 11/10/2009 18:42 | Permalink | commenti
categoria:cinema